Por Upsocl
27 noviembre, 2020

“Se vivrà una vita così corta sarebbe meglio avere una mamma”, ha pensato Nuria Pérez, l’infermiera che non ha dubitato ad adottare la piccola Zoe quando l’ha conosciuta.

Nuria Pérez è un’infermiera argentina che, grazie all’enorme bontà del suo cuore, ha fatto un gesto che ben pochi avrebbero fatto. Casualmente, nella sala di neonatologia, dove era solita lavorare, si è incontrata con una bebè che le avrebbe cambiato la vita.

Un giorno, che sembrava essere uguale a tutti gli altri, si è incontrata con Zoe, una neonata che era stata appena abbandonata. La bebè dormiva in una culla uguale a tutti gli altri piccoli ma la differenza era che nessuno l’avrebbe portata a casa.

Nuria Pérez

Nonostante questo, c’era un altro dettaglio in questa piccolina, che la rendeva speciale. Soffriva di idrocefalia, una rara malattia che causa la presenza di due sacchi di liquido nel suo cranio, invece dei due classici emisferi cerebrali. Per questo motivo, la sua aspettativa di vita era di circa un anno.

“Non avendo i due emisferi formati al nascere, non poteva vedere né ascoltare ed ovviamente non avrebbe neppure potuto camminare. Le si era formato il tronco cerebrale, il quale fece in modo che i suoi due piccoli polmoni e il suo cuore rimanessero attivi”, ha commentato Nuria in una conversazione con Infobae.

Nuria Pérez

Nell’ospedale Eva Perón, a Santa Lucía nel nord dell’Argentina, le settimane passavano inesorabilmente ma la condizione della bebè era sempre la stessa: senza famiglia e con i giorni contati. Nuria sapeva che doveva fare qualcosa per aiutarla.

Lei era già madre di un piccolo di 9 anni e le si rompeva il cuore vedere la bebè in queste condizioni, abbandonata a se stessa. “I bambini che si trovano in questa situazione sono speciali per noi, il contatto è molto più presente rispetto ad un piccolo che ha la mamma ed il papà che se ne prendono cura. Zoe non era una mia paziente quindi mi è capitato di assisterla poche volte ma passavo sempre a vedere come stava e mi fermavo un momento accanto a lei” ha detto.

Nuria Pérez

“Un mese dopo averla conosciuta, un mese e mezzo precisamente, le ho detto alle mie colleghe: ‘Sarò io la sua mamma’”, ha aggiunto.

‘“Ho pensato: ‘Se la sua aspettativa di vita è così corta sarebbe meglio che avesse una mamma, un fratello, nonni, zii, cugini, una casa, una culla, i suoi vestitini ed i suoi giochi’. Credo che ci siano molti modi di essere mamma e l’adozione era un modo differente a ciò che io conoscevo fino a quel momento”, ha continuato questa infermiera circa i motivi chiave al fine di prendere una decisione così importante.

Nuria Pérez

Cercando un po’ più di informazioni sulla vita della piccola, Nuria incontrò che la madre biologica di Zoe era una giovane ragazza senza possibilità economiche per farsene carico. Quando Nuria decise di parlarne con la sua famiglia, la risposta fu positiva. Così, si trasformò nella nuova mamma di Zoe.

“L’ho sempre trattata come in modo uguale. Nella mia testa lei non è mai stata una bimba malata, sofferente o una ‘poveretta, la mia piccolina’. La portavo ai giardinetti, andavamo a mangiare fuori in famiglia: cose normali che probabilmente i genitori di bimbi con discapacità non si animano a fare”, ha raccontato.

“Ovviamente abbiamo avuto paure, insicurezze, man mano che si avvicinava la data limite. Anche se uno è consapevole del fatto che prima o poi dovrà succedere, uno non è mai preparato per la morte, figuriamoci quella di un figlio”, ha aggiunto.

Nuria Pérez

Nonostante tutto, gli anni passavano e la piccola continuava la sua vita normale insieme alla sua famiglia, fino al suo quinto compleanno. Fu nel mese di agosto del 2019 che la piccolina venne a mancare, quattro anni dopo la sua “data limite”. La bebè presentò una complicazione respiratoria e la portarono d’urgenza in ospedale, un giorno che Nuria non dimenticherà mai.

“Il medico mi ordinò di uscire ed io gli dissi che non l’avrei fatto perchè non l’avrei lasciata sola. Mi trattò male, mi prese da un braccio e mi spinse contro un tavolo. Per me questa situazione fu terribile perché avevo promesso a Zoe di non lasciarla mai sola, neanche quando sarebbe arrivato il suo peggior momento”, racconta.

Nuria Pérez

Fu proprio in quel momento quando dovette prendere “la decisione più difficile della mia vita”, al non rianimarla, non intubarla e non aggrapparsi alla vita della piccola. “Chissà l’avrebbero rianimata e sarebbe uscita e tornata a casa o forse sarebbe rimasta intubata in un ospedale fino alla fine, prolungando la sua agonia, che era la nostra paura più grande”, ha raccontato.

Nuria non riesce ancora a credere di poter vivere senza la piccola Zoe ma è orgogliosa di esser stata una madre nobile ed esemplare.

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