Por Upsocl
30 julio, 2021

Quando Jordan è stato adottato da Jerry Windle, era un bambino ammalato e denutrito, che aveva avuto non solo la fortuna di essere adottato, ma anche quella di poter perseguire e coronare i suoi sogni.

Tutto ha avuto inizio negli anni ‘90, quando un uomo single e omosessuale, di nome Jerry Windle, aveva deciso di essere finalmente padre, un desiderio che aveva da una vita. Ma disgraziatamente, in quegli anni l’adozione monoparentale era ancora un diritto difficile da conquistare. In seguito, in lui si è acceso nuovamente un piccolo barlume di speranza. Infatti, un giorno ha cominciato a sfogliare una rivista nella quale aveva letto la storia di un uomo che era riuscito ad adottare da solo un bambino in Cambogia. Jerry aveva visto in tutto ciò l’opportunità perfetta e non poteva farsela sfuggire. Era sul punto di esaudire il sogno della paternità.

Jordan Windle / Instagram

“La storia parlava del rapporto padre-figlio. Ed è stato allora che ho avuto un’idea…Nell’articolo appariva il numero telefonico del servizio di adozione, perciò ho chiamato dicendo: ‘Ho appena letto un articolo. È possibile per una persona single adottare un bimbo? E la risposta è stata: Certo che sì”.

Jerry Windle attraverso Today

Jordan Windle / Instagram

Era appena accaduto un miracolo. Mesi dopo, quest’uomo aveva in braccio il suo piccino, decisamente denutrito e affetto da problemi di salute. Lui era Jordan, il bambino che avrebbe amato per sempre, a prescindere da tutto. Era arrivato in un orfanotrofio situato in Cambogia all’età di un anno, per poi essere adottato a soli 18 mesi. Oggi, è un abile atleta che rappresenta gli Stati Uniti alle Olimpiadi nei tuffi maschili. Il giovane è davvero emozionatissimo per questa chance, anche se non potrà contare sul sostegno del padre a Tokyo. E sa perfettamente che se è arrivato così in alto è solo grazie a papà Jerry.

Jordan Windle / Instagram

“Sento sempre la presenza di mio padre nel pubblico, ma questa volta sarà diverso non averlo in occasione dei Giochi Olimpici (…). Mi piacerebbe averlo con me, ma questo non cambia quel che farò: divertirmi e offrire uno spettacolo per tutti. Questa sarà la mia intenzione. Spero che possa sentirsi orgoglioso (…) Ci sarà molta gente, avrò molti riflettori puntati addosso e voglio semplicemente dare il massimo e dimostrare che questo arduo lavoro può dare dei frutti… È un sogno che diventa realtà (…). Voglio dire a tutti voi che mi chiedete come mai sono tuffatore, che lo faccio esclusivamente per mio padre (…). Senza i suoi sacrifici, senza il suo amore, senza il suo appoggio, non sarei mai dove sono arrivato adesso. Devo ringraziarlo per tutto, per tutti i traguardi che ho raggiunto. Con lui è stato un viaggio incredibile”.

Ha dichiarato Jordan Windle

Jordan Windle / Instagram

Jerry è stato di fondamentale importanza affinché questo giovanotto originario della Cambogia potesse allenarsi sin dall’età di 7 sette anni. Perché è stato proprio a quest’età che l’allenatore della squadra di tuffi, Tim O’Brien, ha detto a questo padre omosessuale e single che il figlio gli ricordava il leggendario tuffatore Greg Louganis. Aveva visto in Jordan un campione con i fiocchi e non si sbagliava affatto.

Jordan Windle / Instagram

“Lui diceva di vedere qualcosa in Jordan, qualcosa di fisiologico ma allo stesso tempo di inspiegabile. Allora, Jordan mi ha confessato che voleva iscriversi ad un corso di tuffi e io ho risposto: ‘Va bene, se è qualcosa che vuoi fare per davvero, facciamolo’ (…). Ecco come a 7 anni ha cominciato ad allenarsi vincendo il suo primo campionato nazionale giovanile due anni dopo, qualcosa senza precedenti visto che aveva appena iniziato con questo sport (…) Ha lavorato sodo, se l’è guadagnato e sono veramente emozionato ed orgoglioso del fatto che con il suo staff si sia qualificato, in un’impresa così sorprendente (…). Jordan sentirà comunque la mia vicinanza (…). È deludente non poter essere presente fisicamente, perché lui offre uno show incredibile (…) Faremo ovviamente una grande festa qui in California (…) Questo è il suo viaggio e voglio che si diverta al massimo. È questo il mio desiderio per lui”.

Ha raccontato Jerry Windle

A 16 anni, Jordan è tornato in Cambogia per gareggiare in un’esibizione di tuffi che aveva come obiettivo ispirare i bambini del suo Paese, dove è stato accolto a braccia aperte visto che malgrado la sua nazionalità statunitense, è visto nella sua terra come un eroe. Alcuni suoi compaesani lo chiamavano spesso “Pisey”, il suo nome originale. In questa circostanza, il giovane ha raccontato a molti orfani la sua storia, menzionando ovviamente suo padre e i suoi enormi sacrifici, per poi rivolgersi ai funzionari del governo locale con un desiderio: “Spero che possiate concedere a tutti questi bambini l’opportunità che mi è stata concessa da mio padre”.

Jordan Windle / Instagram

Da quel momento, sono passati sei anni e oggi, Jordan ne ha 22. Gareggerà rappresentando gli Stati Uniti durante i Giochi Olimpici di Tokyo 2020, con la bandiera della Cambogia tatuata sul suo braccio e porterà il padre nel cuore.

 

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