Arthur ha 23 anni ed è salito su un autobus come in qualsiasi altro giorno a Nova Iguaçu, in Brasile.

Si è seduto accanto a una donna. Pochi minuti dopo, lei si è alzata dal sedile accanto a lui e, circa 20 minuti dopo, è scesa alla fermata successiva. Prima di andarsene, secondo Arthur, lo ha guardato in un modo che lui ha interpretato come carico di pregiudizio. Per lui, non è stata una coincidenza: è stata discriminazione, pura e semplice, uno di quei piccoli gesti che fanno più male per quanto siano comuni che per quanto siano evidenti.
Finora, si conosce soltanto la sua versione dei fatti. Non c’è alcuna denuncia alla polizia né una dichiarazione della donna che ha condiviso con lui quel tratto del viaggio. Ciononostante, il suo racconto si è diffuso sui social e ha diviso le persone in due schieramenti: alcuni lo hanno difeso e hanno condiviso esperienze simili, mentre altri hanno detto che stava saltando a conclusioni basate su un gesto che avrebbe potuto significare qualsiasi cosa. La discussione rimane aperta, insieme alla solita domanda: quanto di ciò che viviamo come discriminazione passa completamente inosservato alla persona che la provoca?
