Aveva 29 anni quando il medico gli pronunciò la parola che avrebbe cambiato tutto: il Parkinson.

Michael J. Fox, l’attore che tutti ricordiamo nei panni di Marty McFly, tenne quella diagnosi segreta per anni. Aveva paura che Hollywood gli chiudesse le porte, paura di diventare la malattia anziché l’attore. Ma col tempo qualcosa cambiò nella sua mente, e quella sera agli Emmy del 2026 lo spiegò con una frase che rimase impressa nella memoria di tutti i presenti: «Ho capito che accettare questo non significava che dovessi arrendermi».

Ha ricevuto il Premio umanitario Bob Hope, la sesta persona nella storia degli Emmy a riceverlo, per aver fondato nel 2000 la Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Research, oggi la più grande organizzazione al mondo dedicata al finanziamento della ricerca su questa malattia. Il pubblico si è alzato in piedi. Trentatré anni dopo quella diagnosi che aveva cercato di nascondere, Fox salì su quel palco e trasformò la sua paura nella missione di vita di milioni di persone che, come lui, si rifiutarono di arrendersi.

