Florencia Peña guardò in camera, ricevette qualcosa attraverso l’auricolare e lo disse senza battere ciglio: «Il papà di Messi è appena morto.» Era il 18 giugno 2026, proprio nel pieno dei Mondiali, e la notizia diventò virale in pochi secondi. C’era solo un problema: nessuno l’aveva verificata.

Otto minuti dopo, la stessa conduttrice ritrattò in diretta. La produzione di Luzu TV riconobbe l’errore con una frase che riassume tutto: «L’abbiamo diffusa prima di verificare, ci scusiamo.» Non c’era alcuna fonte ufficiale, nessuna conferma, nemmeno il più basilare protocollo giornalistico. Solo un auricolare, una conduttrice e un microfono aperto davanti a migliaia di spettatori. Il giornalista Ángel de Brito fu uno dei primi a smentirla pubblicamente.

Nicolás Occhiato, proprietario del canale, ha ammesso che «è giustificata una sanzione severa». Nel frattempo, i social avevano già fatto il loro: centinaia di critiche, una tendenza immediata e una domanda che non ha una buona risposta. Come si annuncia a milioni di persone la morte di qualcuno che è vivo, nel peggior momento possibile, senza verificare assolutamente nulla?

