Audrey Pulvar, vicesindaca di Parigi con delega alle relazioni internazionali, non è rimasta in silenzio. Mentre la Francia registrava più di 1,300 morti in eccesso dal 21 giugno, per lo più anziani, con gli obitori al collasso, turisti e giornalisti americani deridevano il Paese sui social media per la mancanza di aria condizionata con temperature di 40 gradi Celsius.

Pulvar ha risposto con forza: «In quanto secondo maggiore emettitore mondiale di gas serra, portate una responsabilità significativa per il riscaldamento globale e per le conseguenze che noi, in Francia, stiamo vivendo». E ha aggiunto senza mezzi termini: «Le vostre città, con il 90% climatizzato artificialmente, non sono estranee a questo».

Ciò che si cela dietro questa disputa va oltre il sarcasmo sui social media. Solo il 25% delle famiglie francesi ha l’aria condizionata, una scelta storica legata alla cultura, all’ambiente e ai regolamenti edilizi. Ma l’attuale ondata di calore, iniziata il 20 giugno, supera già per intensità quella del 2003, quando 15,000 persone morirono in Francia. Gli scienziati lo confermano: senza il cambiamento climatico, questo livello di calore sarebbe stato impossibile.


