
Chantal Sébire aveva 52 anni, era insegnante e madre di tre figli quando il dolore divenne insopportabile.
Nel 2000 le fu diagnosticato un estesioneuroblastoma, un raro tumore che si diffuse dalle cavità nasali fino all’orbita. La sfigurò, le tolse la vista, il gusto e l’olfatto; la morfina le provocava una reazione allergica, così combatteva il dolore con l’aspirina. Nel febbraio 2008, dopo un’intervista televisiva, chiese pubblicamente al presidente Nicolas Sarkozy di lasciarla morire. Il 17 marzo, il tribunale di Digione le negò una dose letale di barbiturici sotto controllo medico.
Due giorni dopo, fu trovata morta in casa. L’autopsia non chiarì la causa, e l’incertezza durò fino al 27 marzo, quando fu confermato che aveva ingerito barbiturici.
La sua storia sconvolse la Francia: costrinse a riesaminare la legge Leonetti del 2005 e diede inizio a un dibattito sul diritto a una morte dignitosa che ha richiesto quasi due decenni per giungere a una conclusione. Ora, nel gennaio 2027, entrerà in vigore la legge scaturita da quel dibattito. Se il caso di Sébire si verificasse oggi, potrebbe ottenere ciò che desiderava tanto: una morte dignitosa.


