La giornalista criticò Sydney Sweeney per non essere una «ragazza solidale con le altre ragazze» e finì per essere attaccata per il proprio corpo

Por Maried Díaz
16 September, 2026

Poppie Platt ha scritto una rubrica su The Telegraph con un titolo schietto: Sydney Sweeney non è una «ragazza solidale con le altre ragazze». La sua tesi era che l’attrice avesse perso l’affetto del pubblico femminile a causa delle sue scelte commerciali e perché non era riuscita a mostrare sufficiente vicinanza con le altre donne.

Poppie Platt

La risposta non si fece attendere, ma non fu quella che Platt si aspettava. Invece di un dibattito sul femminismo e sulla solidarietà, un gran numero di utenti spostò la conversazione su di lei. Cominciarono a commentare il suo aspetto fisico, il suo peso e la sua avvenenza, come se ciò spiegasse perché avesse scritto quello che aveva scritto. Nessuno può confermare che il testo di Platt fosse motivato dall’invidia; sui social media rimase una semplice speculazione, ma il risultato fu lo stesso di sempre: una donna che criticava un’altra finì con una donna attaccata per il proprio corpo.

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Il caso ha sollevato una domanda scomoda a cui nessuno vuole rispondere fino in fondo: si può parlare di sorellanza mentre si giudica qualcuno dal suo aspetto? Dove finisce la critica legittima e dove inizia esattamente ciò contro cui le persone sostengono di combattere?

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