Come vengono rilevate le impronte digitali da un cadavere? Mettono la pelle di un dito morto come un guanto per rubarne l’ultima impronta prima che scompaia

Por Alexander López
30 July, 2026

Immagina la scena: un cadavere si decompone da giorni o settimane e le sue dita non hanno più la pelle compatta necessaria per rilevare una normale impronta.

È qui che interviene l’esperto forense, con guanti di lattice e mano ferma, rimuovendo con cura l’epidermide allentata da ogni dito del defunto, come se sbucciasse un frutto maturo.

Quella pelle, sottile e flessibile, conserva qualcosa che il resto del corpo ha già perso: le creste papillari intatte.

Poi arriva la parte che pochi immaginano: lo specialista infila il proprio dito dentro quella pelle altrui, come se indossasse un guanto fatto da un’altra persona. La preme sull’inchiostro, la imprime su un cartellino, e appare l’impronta che può restituire un nome a qualcuno che non ha più un volto.

Si usa su corpi bruciati, mummificati o gravemente decomposti, quando nessun altro metodo funziona.

Un contatto diretto, scomodo, quasi intimo con la morte — ma che ha reso possibile identificare vittime che altrimenti sarebbero rimaste senza nome per sempre.

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