Dolly Parton non ha mai voluto quell’etichetta. Detestava i discorsi, le manifestazioni, le bandiere ideologiche. La sua intera vita è stata una dichiarazione di principi.

A 19 anni, estrasse una pistola per difendersi da uno stalker su una strada di New York. Decenni dopo, scrisse «Just Because I’m a Woman», una canzone del 1968 che denunciava il doppio standard sessuale prima che esistesse un termine per definirlo.

Costruì da sola il suo impero musicale, rifiutò di cedere al manager di Elvis Presley metà dei diritti di «I Will Always Love You», e quella decisione alla fine la rese milionaria quando Whitney Houston incise la canzone.


Dopo la sua morte a 80 anni, il mondo ricorda ciò che Dolly Parton ha fatto: ha aiutato con i fatti, non con gli slogan. «Se essere femminista significa battersi per le donne, allora sì, devo esserlo», disse una volta. Non aveva bisogno di quella parola. La vita che aveva costruito bastava.

