
Donald Trump non si accontenta più di un golfo.
Giovedì 27 agosto, nello Studio Ovale, ha firmato un ordine esecutivo per ribattezzare il lago Ontario —che gli Stati Uniti condividono con il Canada—come «Lago America». È stato solo un antipasto: pochi minuti dopo, con la firma ancora fresca, ha pronunciato la frase che ha fatto scattare campanelli d’allarme. «Ora ci manca soltanto un oceano. Forse dovremo cambiare il nome dell’Atlantico e/o del Pacifico. Forse li cambieremo entrambi», ha detto, senza che nessuno glielo chiedesse direttamente.

Non è la prima volta. Nel gennaio 2025, lo stesso giorno in cui si insediò per il suo secondo mandato, aveva già trasformato il Golfo del Messico in «Golfo d’America». Ora ripete la formula proprio mentre le sue tensioni commerciali con il Canada si inaspriscono, un Paese contro il quale ha minacciato di aumentare i dazi al 50% a partire dal 2027.
Gli ordini cambiano solo le mappe statunitensi e i documenti ufficiali, non il nome effettivo riconosciuto a livello internazionale. Ma il messaggio di fondo —imporre il suo marchio su aree geografiche condivise— è ciò che sta facendo chiedere a metà del continente cosa accadrà dopo.
