Savanna LaFontaine-Greywind, della Spirit Lake Sioux Tribe, aveva 22 anni, era incinta di otto mesi e aveva un’intera vita che stava per cominciare: un nuovo appartamento, un nuovo lavoro, un bambino in arrivo. Il 19 agosto 2017 disse a sua madre che stava salendo al piano di sopra per aiutare una vicina, ma non tornò mai più giù.

Quella vicina, Brooke Crews, 40 anni, aveva passato mesi a fingere la propria gravidanza davanti al suo fidanzato William Hoehn, usando vecchie ecografie e suoni del battito cardiaco presi da internet. Quando non ebbe alcun bambino da mostrare, iniziò una lite, spinse Savanna contro il lavandino e, mentre andava e veniva dalla coscienza, le aprì l’addome con un coltello.

La polizia perquisì quell’appartamento tre volte senza trovare nulla: il corpo di Savanna era nascosto in un armadio e la bambina dormiva accanto a Hoehn come se fosse sua. La trovarono viva solo alla quarta perquisizione. Dei canoisti trovarono Savanna nel Red River. Crews ricevette l’ergastolo; Hoehn, 20 anni. La sua storia spinse il Congresso ad approvare il Savanna’s Act nel 2020 per affrontare la scomparsa delle donne indigene.
