Silvia Grecco arrivava sugli spalti dello stadio con suo figlio Nickollas, gli toglieva le cuffie della radio che gli aveva messo e cominciava a parlargli all’orecchio. Gli descriveva ogni azione, ogni gol, ogni esultanza del Palmeiras. Lui aveva cinque anni, era cieco dalla nascita e con un autismo lieve — e diventava euforico solo per il rumore della folla. 🎙️

Silvia lo aveva adottato quando nessun altro lo voleva. Dodici famiglie lo rifiutarono prima che lo facesse lei. Era nato prematuro e non aveva potuto sviluppare le retine. Ma Silvia non esitò: «Sono sicura che il nostro incontro fosse destino», disse. Lo ha cresciuto, lo ha portato a conoscere Neymar e un giorno lo ha portato allo stadio. È lì che nacque il rituale che li avrebbe resi famosi in tutto il mondo. 💚
Nel 2019, la FIFA la chiamò sul palco a Milano per consegnarle il premio come miglior tifosa del mondo. Silvia lo accettò e, fedele alla sua abitudine, raccontò il momento a Nickollas ad alta voce: «Figlio, oggi hai davanti a te un auditorium pieno di personaggi illustri. Il calcio può trasformare le persone.» Proprio così, esattamente come tutto era cominciato — con una madre che raccontava il mondo a suo figlio. 🏆❤️
