Nell’agosto del 2016, nel pieno della campagna presidenziale di Donald Trump, cinque statue a grandezza naturale apparvero durante la notte in diverse zone degli Stati Uniti. New York, San Francisco, Los Angeles, Cleveland e Seattle si svegliarono davanti alla stessa immagine: una raffigurazione completamente nuda dell’allora candidato repubblicano.

L’installazione aveva un titolo tanto diretto quanto impossibile da ignorare: «L’imperatore non ha le palle», un riferimento alla fiaba I vestiti nuovi dell’imperatore, di Hans Christian Andersen. L’opera fu realizzata dal collettivo artistico INDECLINE, che presentò le sculture come una satira della personalità pubblica di Trump e della sua immagine di potere.

Le statue furono installate senza autorizzazione e divennero rapidamente uno spettacolo di strada. A New York, centinaia di persone accorsero a Union Square per posare accanto alla figura, mentre le immagini cominciavano a circolare ampiamente sui social media.

La fama delle sculture, tuttavia, durò poco. Le autorità rimossero le installazioni e, secondo le notizie dell’epoca, alcune rimasero esposte solo per circa un’ora prima di scomparire dalle strade.

L’episodio divenne così uno degli interventi artistici più eclatanti di quella campagna: cinque Trump nudi, cinque città e migliaia di fotografie prima che le autorità potessero farli sparire.
