Kim Mi-ok è nata in Corea del Sud con insoliti occhi azzurri. Non erano lenti a contatto né una malattia: uno specialista ha spiegato in televisione che il colore era dovuto a una minore quantità di melanina, un fenomeno estremamente raro tra gli asiatici orientali.
Ma crescere sentendosi diversa ebbe un prezzo.

Kim ha raccontato che fin da piccola le furono affibbiati soprannomi come «gatta», «fantasma» e «occhi da demone». Un insegnante suggerì persino ai suoi genitori di farle indossare gli occhiali per nasconderli. Durante l’adolescenza iniziò a portare lenti a contatto scure e, secondo il racconto diventato virale che ha riportato alla luce la sua storia, preferiva sopportare il disagio piuttosto che affrontare di nuovo le derisioni.
Anni dopo si è sposata e ha avuto una figlia, Cho-eun, nata con gli stessi occhi azzurri.
Poi la storia cominciò a ripetersi.

Kim ha raccontato che alcune persone fissavano loro due «come animali allo zoo» e che alcuni bambini evitavano di giocare con sua figlia, come se il suo aspetto fosse il risultato di una malattia contagiosa. Si arrivò al punto che il padre pensò di mandare Cho-eun a studiare all’estero per evitare che fosse vittima di bullismo.
Ma ci fu un momento che spinse finalmente Kim a parlare pubblicamente. Sua figlia, ancora molto piccola, cominciò a chiedersi perché i suoi occhi fossero diversi e a nascondersi dietro di lei ogni volta che qualcuno reagiva con sorpresa.
Kim decise allora di apparire insieme a Cho-eun nel programma coreano Hello Counselor. Non voleva cambiare i propri occhi, ma il modo in cui gli altri li guardavano.

Dopo la messa in onda del programma, accadde qualcosa che per anni era sembrato impossibile. Kim ha detto che ha cominciato a sentirsi orgogliosa di sé e Cho-eun ha iniziato a sentirsi dire che i suoi occhi erano belli.
La bambina cominciò persino a ripetere una frase che riassumeva perfettamente quel cambiamento: «Sono carina».
Dopo una vita passata a cercare di nascondere ciò che la rendeva diversa, Kim ha aiutato sua figlia a cominciare a vederlo in un altro modo: non come qualcosa che doveva nascondere, ma come una parte di sé che poteva imparare ad amare.
