Foto: la straziante storia della donna che ha sconfitto il suo partner violento e lo ha fatto finire in carcere per 23 anni

Por Ana Cid
20 August, 2026

Lucy Godley, di Portsmouth, in Inghilterra, ha trascorso circa due anni e mezzo in una relazione segnata dalla violenza e dal controllo. L’incubo è iniziato dopo che è rimasta incinta nel 2021 e, secondo il suo stesso racconto, gli abusi sono aumentati fino a includere violenza fisica, sessuale e psicologica.

Il suo ex partner, Ben Siddle, esercitava anche un forte controllo su di lei e le controllava il telefono. Per questo Lucy iniziò a raccogliere segretamente le prove. Fotografava le proprie ferite e inviava le immagini a sua madre, poi cancellava le foto dal telefono per evitare che venissero scoperte. Alla fine, madre e figlia costruirono insieme un fascicolo di prove.

Lucy sapeva che raccogliere queste prove poteva essere pericoloso. Ha raccontato di aver temuto che, se Siddle avesse scoperto ciò che stava facendo, le conseguenze sarebbero state ancora peggiori. Nonostante ciò, continuò a documentare quanto accadeva, cercando al contempo di comunicare discretamente con sua madre.

Il caso arrivò infine in tribunale. Dopo un processo durato due settimane, Siddle fu riconosciuto colpevole di 10 reati legati agli episodi denunciati e ricevette una condanna a 23 anni di carcere. La sentenza fu pronunciata nel 2026, in seguito a un’indagine iniziata anni prima.

Uno dei momenti più toccanti arrivò quando Lucy ricevette il verdetto. Non si trovava in tribunale: i suoi amici andarono a casa sua per dirle che Siddle era stato riconosciuto colpevole. Una telecamera in casa sua registrò il momento del loro arrivo e Lucy scoppiò a piangere mentre li abbracciava.

Dopo l’intero iter giudiziario, Godley iniziò a usare pubblicamente la propria esperienza per sensibilizzare sulla violenza domestica e aiutare altre vittime. La sua storia passò dall’essere un’esperienza che aveva tenuto segreta per anni a diventare un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica su come il controllo e l’isolamento possano rendere difficile per una vittima chiedere aiuto e raccogliere prove contro chi la maltratta.

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