Il Galles ha approvato una nuova legge che mira a impedire ai politici di fare o pubblicare dichiarazioni false o fuorvianti sui fatti con l’intento di influenzare l’esito di un’elezione.

La misura è stata approvata dal Parlamento gallese nel marzo 2026 e impone al Governo di stabilire successivamente le regole che determineranno come verrà applicato questo divieto. Non si tratta semplicemente di vietare qualsiasi opinione o affermazione errata: la legge prende di mira le dichiarazioni presentate come fatti e fatte deliberatamente per influenzare gli elettori.
L’iniziativa ha suscitato un intenso dibattito perché comporta un intervento diretto su ciò che i candidati possono dire durante una campagna elettorale. I suoi sostenitori sostengono che le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale e la disinformazione rendano necessario proteggere gli elettori da affermazioni deliberatamente false.
Ma i suoi critici avvertono dell’enorme difficoltà di stabilire che cosa sia una menzogna, che cosa sia un’opinione e chi debba decidere, soprattutto quando un’affermazione politica può essere oggetto di dibattito o interpretata in modi diversi.

In effetti, lo stesso Parlamento ha riconosciuto che la misura deve avere limiti chiari ed essere proporzionata, per non incidere ingiustificatamente sulla libertà di espressione.
La proposta è stata presentata come una misura pionieristica, ma ha anche sollevato una domanda scomoda: fino a che punto può spingersi un governo nel prevenire le menzogne dei politici senza finire per controllare ciò che possono dire durante una campagna?
