Grazie, Neymar

Por Jorge Pino
6 July, 2026

Alla fine non ci sono stati né dribbling né spavalderia. Solo un uomo che si copriva il volto con la maglia del Brasile perché il mondo non lo vedesse piangere.

Non ce l’ha fatta. Lo abbiamo visto tutti. E con lui, ha pianto un intero Paese.

Così Neymar ha detto addio ai Mondiali: con lacrime che non erano solo per questa partita. Erano per tutte. Per la vertebra rotta nel 2014, quando un ginocchio alla schiena lo estromise dal Mondiale di casa. Per le lacrime in Qatar. Per il ginocchio distrutto che lo ha tenuto per un anno intero nella solitudine del recupero. Per essere arrivato a questo torneo rattoppato, tra le critiche, entrando dalla panchina per racimolare minuti di dignità.

Aveva ancora la forza per un ultimo atto: un rigore trasformato nel recupero, quando ormai non si poteva più sistemare nulla. L’ultimo gol della sua storia ai Mondiali. Nessuno lo ha festeggiato. Meno di tutti lui: sapeva cosa significava.

Se ne va senza la Coppa che ha inseguito per tutta la vita. Ma che le lacrime di oggi non cancellino il quadro completo: stiamo salutando il miglior marcatore della storia del Brasile, l’uomo che ha superato il record di Pelé. Il ragazzo di Mogi das Cruzes che ha reso di nuovo il calcio un gioco.

Alcuni idoli salutano alzando trofei. Altri devono salutare così: volto coperto, lo stemma premuto contro le lacrime. Come se anche nel piangere volesse avvolgersi nel Brasile.

Obrigado per tutto, Ney. Il calcio era più divertente con te.

Puede interesarte