Hayden Panettiere non andò a Taiji per un’opportunità fotografica. Andò a bussare a una porta che nessuno voleva aprirle.

Era il 2010 quando l’attrice, allora 20enne, arrivò nella cittadina di pescatori giapponese con il suo fidanzato Wladimir Klitschko e un gruppo di attivisti. Chiese di incontrare il sindaco e i pescatori locali per discutere, con le sue parole, di «idee pacifiche» per generare reddito senza uccidere i delfini. Due funzionari le sbarrarono la strada alla porta del municipio. Il sindacato dei pescatori, che aveva cercato anch’esso, era chiuso. Nessuno voleva sedersi e parlare.

Non era la sua prima volta lì: nel 2007, a soli 18 anni, aveva già remato con altri surfisti fino alla baia dove avviene il massacro, finché i pescatori non interruppero la protesta. Il Giappone consente la caccia di circa 19,000 delfini all’anno e a Taiji ne uccidono quasi 2,000 usando un metodo che li intrappola vicino alla costa. La campagna rappresentata da Panettiere avvertiva inoltre che la carne contiene livelli di mercurio pericolosi per il consumo umano. Insisteva sul fatto che voleva solo una conversazione tranquilla. Le rifiutarono.

