Il 19 maggio 2019, Ulises Serrano e Gerardo Díaz arrivarono a Nezahualcóyotl, nello Stato del Messico, ingaggiati per intrattenere gli invitati a una festa per bambini. Poche ore dopo, furono arrestati con l’accusa di aver tentato di rapire un minore. Un terzo uomo vestito da pagliaccio fu arrestato insieme a loro quello stesso pomeriggio e rilasciato poco dopo, senza che nessuno spiegasse il motivo.

La condanna arrivò presto: 17 anni e 6 mesi di carcere per due uomini la cui unica prova a discolpa consisteva in video, fotografie, testimonianze e un contratto di servizio che nessuno aveva esaminato a fondo. Per quasi sette anni, Erika e Sara —la madre di Ulises e la moglie di Gerardo— portarono avanti un caso che sembrava ormai chiuso per sempre, finché, nel maggio 2024, il progetto Penitencia MX, creato da Saskia Niño de Rivera, individuò le falle nel fascicolo del caso.

Il 10 settembre 2026, i cancelli del carcere di Neza-Bordo si aprirono per entrambi gli uomini. Ne uscirono tra applausi e abbracci, con la libertà che il sistema aveva impiegato sette anni a restituire loro a causa di un errore che avrebbe potuto essere evitato fin dal primo interrogatorio.
