Un tempo, l’arrivo di un neonato significava sale d’attesa piene di parenti, il neonato che passava da una persona all’altra e un flusso infinito di consigli non richiesti. Tuttavia, una nuova ondata di genitori sta rompendo decisamente con questa tradizione, scatenando un acceso dibattito familiare che suscita indignazione in alcuni e applausi in altri.


Con lo slogan secondo cui «il neonato non va né guardato né toccato», sempre più coppie impongono la regola delle «visite zero» durante le prime settimane dopo il parto. Niente visite in ospedale, niente visite a sorpresa a casa e regole estremamente rigide che vietano a chiunque di baciare o tenere in braccio il neonato, o persino di avvicinarsi senza essersi lavato accuratamente le mani e aver indossato una mascherina.


Per chi difende questa posizione, le ragioni sono chiare: proteggere il fragile sistema immunitario del neonato dai virus, salvaguardare la salute mentale della madre durante il periodo post-partum e permettere ai genitori di abituarsi alla nuova routine senza lo stress di dover accogliere ospiti.


D’altra parte, nonni, zie, zii e amici intimi esprimono profonda frustrazione, accusando la nuova generazione di «esagerare» e di essere insensibile perché li priva del diritto di incontrare gli ultimi arrivati in famiglia.

È un modo intelligente per proteggere la serenità e la salute del neonato, oppure è paranoia moderna che isola la famiglia?
