Derek Redmond non pensava alla medaglia.
Barcellona, 1992. Lo sprinter britannico aveva vinto la batteria e i quarti di finale, ed era una delle grandi speranze della Gran Bretagna nei 400 metri. Quattro anni prima aveva saltato Seul a causa della rottura del tendine d’Achille e si era sottoposto a diverse operazioni per tornare a gareggiare. A metà della semifinale, qualcosa si strappò nella gamba destra: il muscolo posteriore della coscia. Cadde. Gli altri corridori continuarono. Si rialzò.

Avanzò zoppicando, da solo, mentre l’intero stadio lo guardava. Poi qualcuno scese dagli spalti, schivò gli addetti alla sicurezza e lo raggiunse in pista. Era Jim Redmond, suo padre. Derek avrebbe ricordato che gli disse: «Derek, sono io. Non devi farlo». Lui rispose che voleva finire. Come raccontò in seguito, alcune guardie arrivarono persino a cercare le armi, non sapendo chi fosse quell’uomo; Jim disse soltanto: «Lasciatelo andare, sono suo padre».

Percorsero insieme gli ultimi metri, mentre circa 65.000 spettatori applaudivano in piedi. Derek venne ufficialmente squalificato per aver ricevuto assistenza. Quella fu la sua ultima gara dei 400 metri. Jim, tedoforo a Londra 2012, morì nell’ottobre del 2022, all’età di 81 anni.
Spiegò la sua decisione alla BBC in una frase: qualunque cosa fosse successa, Derek doveva finire e lui lo avrebbe aiutato.