James Harrison aveva 14 anni quando i medici gli operarono il torace in Australia. Senza le trasfusioni di sangue ricevute da sconosciuti, non sarebbe sopravvissuto.

Quel giorno si fece una promessa: una volta raggiunta la maggiore età, avrebbe donato anche lui. Mantenne la promessa a 18 anni, nel 1954, e per decenni tornò a sedersi sulla poltrona ogni due settimane. Aveva paura degli aghi. Nonostante questo, fece 1.173 donazioni, l’ultima nel 2018, quando compì 81 anni, il limite di età in Australia.

I medici scoprirono poi che il suo plasma conteneva un raro anticorpo, l’Anti-D, che è alla base del trattamento che protegge i neonati dalla malattia emolitica del neonato, in cui il corpo della madre attacca il sangue del figlio. Prima di questo trattamento, uno su due dei neonati a cui veniva diagnosticata la malattia moriva. Lifeblood, il servizio trasfusionale australiano, stima che il suo plasma abbia contribuito a salvare circa 2,4 milioni di vite. Tra le donne che ne avevano bisogno c’era sua figlia.

James morì nel sonno il 17 febbraio 2025, all’età di 88 anni. Oggi gli scienziati stanno cercando di ricreare il suo anticorpo in laboratorio, affinché il dono di un uomo che odiava gli aghi possa continuare a salvare neonati.

