Jhon Arias, 28 anni, è cresciuto nel quartiere Samper di Quibdó 🇨🇴 — una zona nel nord della città dove il segnale è limitato e molte famiglie non hanno una televisione. Quando è arrivato il suo primo Mondiale, non se n’è dimenticato.

Il 17 giugno 2026, mentre Arias si preparava a scendere in campo all’Estadio Azteca di Città del Messico per giocare l’esordio della Colombia contro l’Uzbekistan, nel suo quartiere c’erano già due maxischermi allestiti e un evento gratuito che lui stesso aveva finanziato e organizzato.

Lo ha fatto con un video sui social media: ha invitato i suoi vicini, i bambini che ora corrono per le stesse strade dove è cresciuto, a ritrovarsi nel parco per viverlo insieme. Ha regalato maglie e palloni da calcio. Il posto si è riempito. 🙌

Ci sono giocatori che vanno lontano e guardano avanti. Arias è arrivato al torneo più grande del mondo e si è voltato indietro — verso il quartiere che lo ha visto crescere — per assicurarsi che nessuno se lo perdesse. ✨
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