Mako Nishimura aveva 20 anni quando difese un’amica in una rissa di strada ad Aichi, in Giappone. La brutalità con cui affrontò i suoi rivali impressionò così tanto il capo del clan locale che le offrì qualcosa che nessuna donna aveva mai ricevuto prima: un posto nella yakuza. 🥷

Nishimura accettò. Divenne l’unica donna a completare il rituale del sakazuki — lo scambio di sakè con l’oyabun che formalizza la piena appartenenza — indossando un kimono da uomo. Negli anni successivi gestì attività di prostituzione e traffico di droga, riscosse debiti e mediò nelle dispute tra clan rivali. Praticò anche lo yubitsume, l’amputazione del mignolo come punizione rituale; altri yakuza cominciarono a chiederle di effettuare il taglio al loro posto, ed è così che si guadagnò il soprannome di «signora del taglio delle dita». 🩸

Una dipendenza dalla metanfetamina portò a due arresti, diversi anni di carcere e alla sua espulsione dal gruppo. Nel 2012 chiuse definitivamente quel capitolo. Oggi, a 58 anni e con tatuaggi di draghi e tigri fino al collo, lavora nelle demolizioni e dirige la sezione di Gifu di Gojinkai, una ONG che aiuta gli ex detenuti a reintegrarsi. Nel 2024 ha pubblicato la sua autobiografia con un obiettivo chiaro: scoraggiare i giovani dall’entrare nel crimine organizzato. 💪

