Romina Valeria Rivera Cruz aveva 9 anni e aveva già fatto ciò che riescono a fare pochissimi adulti: suonare il violino davanti a papa Leone XIV, in Vaticano, durante la canonizzazione di José Gregorio Hernández.

Era ottobre 2025 quando eseguì l’assolo di «Danzón», di Arturo Márquez, davanti a un pubblico che le tributò una standing ovation. Si allenava dall’età di 4 anni presso il centro Acarigua-Araure, nello stato di Portuguesa, ed era già una delle più grandi promesse musicali del Venezuela, membro della Sinfonia Nazionale Infantile e dell’Orchestra Sinfonica Regionale «José Antonio Páez».

Dieci mesi dopo, il 16 agosto 2026, Romina è morta dopo essere rimasta ricoverata per 10 giorni all’Ospedale Dr. Jesús María Casal Ramos. Soffriva di fibrosi cistica, ma sua madre, Claribeth Cruz, ha denunciato pubblicamente che la bambina non ha ricevuto l’assistenza medica specializzata di cui aveva bisogno. Il Sistema delle Orchestre Sinfoniche Giovanili e Infantili del Venezuela ha confermato la sua morte e ha dato l’addio alla bambina che, con un violino, era riuscita a far tacere il Vaticano.
