Durante i secoli 18 e 19, avere denaro poteva anche significare ritrovarsi con i denti distrutti. Lo zucchero era da tempo un prodotto costoso, e i ricchi potevano consumarne quantità che erano fuori dalla portata di gran parte della popolazione.

Il risultato era paradossale: i ricchi soffrivano di gravi carie, mentre molti poveri avevano denti più sani. Studi storici hanno collegato l’aumento del consumo di zucchero in Gran Bretagna a una forte crescita dei problemi dentali.
E alcuni trovarono una soluzione che oggi appare agghiacciante: comprare denti umani.

Le persone con pochi soldi potevano vendere i propri denti sani, che venivano estratti nel tentativo di impiantarli nella bocca dei clienti benestanti. Si usavano anche denti prelevati dai cadaveri.
Ma quella rudimentale odontoiatria comportava rischi enormi. La fonte descrive come alcuni denti potessero provenire da persone affette da sifilide, in un’epoca priva degli odierni controlli sanitari.
Ed è qui che entra in gioco la parte più sconvolgente.

La sifilide in fase avanzata poteva causare lesioni in grado di distruggere i tessuti, la cartilagine e le ossa del naso, fino a provocarne il collasso e causare gravi deformità al volto. La perdita della struttura nasale associata alla malattia è ampiamente documentata nei testi medici storici.
Alcune persone colpite arrivavano persino a ricorrere a nasi artificiali per nascondere la deformità.

E così, una catena di eventi che poteva iniziare con qualcosa di apparentemente innocuo come il gusto per lo zucchero e un sorriso associato allo status sociale finì per diventare uno dei capitoli più insoliti nella storia dell’odontoiatria: i ricchi che compravano i denti dei poveri e affrontavano conseguenze che potevano restare impresse sui loro volti per sempre.
