«Dagli abbai agli starnazzi»: In una prigione brasiliana le guardie canine sono state sostituite con oche, perché i detenuti stavano diventando amici dei cani. Le oche, invece, non fanno sconti a nessuno

Por Krishna Medina
8 October, 2026

In una prigione nel sud del Brasile, alcune delle guardie più attente non indossano uniformi né portano armi. Hanno le piume, vivono vicino a un piccolo lago e fanno abbastanza rumore da allertare l’intera prigione.

Sono le cosiddette «oche-agenti» del Penitenziario di São Pedro de Alcântara, nello stato di Santa Catarina. Gli uccelli pattugliano una striscia di terreno verde tra la recinzione interna e il muro esterno, uno degli ultimi ostacoli che un detenuto in fuga dovrebbe superare.

Hanno persino un capo. Si chiama Piu-Piu e riconosce quando il personale lo chiama: sente il suo nome e risponde con il suo caratteristico starnazzo.

Può sembrare un’idea buffa, ma le oche sono lì per un motivo ben preciso.

In precedenza, quel ruolo era svolto dai cani da guardia. Alla fine, però, la prigione li ha sostituiti con degli uccelli. Secondo il direttore Marcos Roberto de Souza, tenere delle oche è meno costoso e il silenzio che circonda la prigione, soprattutto di notte, fa sì che ogni starnazzo inatteso sia un allarme difficile da ignorare.

C’è però un altro motivo, ancora più curioso.

Nel 2009, l’allora responsabile della sicurezza, Névio Dallagnol, raccontò ai media brasiliani che i detenuti stessi si prendevano cura dei cani e che questi avevano finito per familiarizzare con loro. I cani potevano reagire all’arrivo del personale, ma erano meno utili per dare l’allarme sui detenuti che vedevano regolarmente, così le oche offrirono un’alternativa.

Reuters

Gli uccelli sono naturalmente vigili e possono reagire con richiami forti quando avvertono una presenza o un movimento insolito. Le oche, dal canto loro, sono uccelli molto territoriali e protettivi e non hanno paura di attaccare chiunque per difendere lo spazio che ritengono proprio. In questo caso, però, non devono inseguire o affrontare un fuggitivo: il loro compito è semplicemente fare baccano.

Il penitenziario combina la sorveglianza elettronica, gli agenti di polizia penitenziaria appostati sul muro e, come ultimo livello di allerta perimetrale, le oche che hanno sostituito i cani.

È interessante notare che l’esperimento ha superato la prova del tempo. Ci sono testimonianze del suo utilizzo che risalgono al 2009 e, quando Reuters visitò la prigione nel 2023, le oche erano ancora di pattuglia. Secondo i responsabili, per quel compito specifico si erano dimostrate persino più efficaci dei cani.

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