A Pyongyang, il termometro ha raggiunto 36.7°C il 6 agosto 2026, il valore più alto da quando sono iniziate le rilevazioni nella capitale nordcoreana.

La risposta ufficiale non è stata installare ventilatori o distribuire acqua: il quotidiano Rodong Sinmun, portavoce del Partito dei Lavoratori, ha citato un medico che raccomandava il dangogi guk—zuppa di carne di cane, letteralmente “zuppa di carne dolce”—come apporto nutrizionale per resistere al caldo. L’agenzia statale KCNA ha aggiunto un’altra ricetta, il samgye-tang, un brodo di pollo con ginseng e riso glutinoso.

La scena diventa più scomoda se si guarda oltre il confine. In Corea del Sud, il caldo ha già causato almeno 23 morti e una temperatura di 42.5°C, ma il Paese ha anche approvato una legge che vieterà l’allevamento e la vendita di carne di cane a partire da febbraio 2027. Due Paesi, la stessa penisola, la stessa ondata di calore—e due modi completamente opposti di rispondere, in una nazione dove, secondo l’ONU, più del 40% della popolazione soffre di malnutrizione.

