Luka Modrić tornò a visitare la casa dove suo nonno fu ucciso e che la guerra lasciò in rovina

Por Andrea Araya Moya
3 July, 2026

C’È UNA CASA BRUCIATA SU UNA MONTAGNA IN CROAZIA. NESSUNO PUÒ ENTRARE: IL TERRENO È PIENO DI MINE.

Sulla porta, chiusa con una catena, sventola una piccola bandiera. Qualcuno ci ha scritto due parole: «Grazie» e «Il nostro capitano».

Quella casa in rovina fu la prima casa di Luka Modrić

Lì, da bambino, badava alle capre insieme a suo nonno, che amava come un padre. Finché una mattina del dicembre 1991 arrivò la guerra. Un gruppo armato trovò il vecchio pastore in montagna e lo giustiziò. Luka aveva sei anni. La sua casa fu incendiata e la sua famiglia dovette fuggire per sempre.
Finirono a vivere per sette anni in un hotel per rifugiati. Mentre le bombe cadevano sulla città, un ragazzo magro e silenzioso prendeva a calci un pallone nel parcheggio e si nascondeva sotto i tavoli quando suonavano le sirene. A scuola gli chiesero di scrivere di qualcosa che lo aveva segnato. Scrisse della morte di suo nonno.

Gli dissero mille volte che era troppo piccolo, troppo debole. Fu respinto a causa della sua statura. Ma quel ragazzo che partiva dal nulla, tra macerie e paura, arrivò in cima al mondo.
Con il suo primo stipendio non si comprò un lusso: comprò una casa ai suoi genitori. Di nuovo una casa.
Per questo, su quella porta bruciata, qualcuno scrisse «Grazie». Perché dalle ceneri di quella casa nacque una leggenda. 🕯️

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