Una madre cinese non ha mai smesso di cercare suo figlio: «Mi ci sono voluti 32 anni, ma alla fine ho ritrovato mio figlio, rapito e venduto»

Por Carlos Valencia
17 August, 2026

Li Jingzhi lasciò suo figlio di due anni con suo padre mentre viaggiava per lavoro. Non avrebbe mai immaginato che quella sarebbe stata l’ultima volta che lo avrebbe visto da bambino.

A Xian, in Cina, nel 1988, qualcuno portò via Jia Jia nei due minuti che suo padre impiegò per raffreddargli dell’acqua. Jingzhi stampò centomila volantini, prese treni ogni fine settimana per decenni e seguì più di 300 piste che non portarono da nessuna parte. Divorziò, per poco non impazzì dal dolore e continuò comunque a cercare, perché, come le disse un medico: se avesse perso la ragione, non sarebbe mai stata in grado di riconoscere suo figlio se fosse tornato.

Il 10 maggio, Festa della Mamma, la polizia la chiamò: avevano trovato un uomo a Chengdu, a 700 chilometri di distanza, e il suo DNA corrispondeva. Quando Jia Jia corse nella stanza dove lei lo stava aspettando, gridò «mamma» e si gettò tra le sue braccia, esattamente come faceva quando aveva due anni. Erano passati 32 anni, ma l’abbraccio sembrava lo stesso.

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