Malattia o crimine? Una madre ha tolto la vita ai suoi 3 figli, e il suo caso ha sollevato una difficile domanda sulla psicosi post-partum

Por Ian Price
3 September, 2026

Lindsay Clancy ha trascorso anni ad aiutare a far nascere i bambini. In qualità di infermiera di sala travaglio e parto in Massachusetts, era la prima persona che incontravano le donne al primo parto, quella che teneva loro la mano nel momento più difficile.

Il 24 gennaio 2023, nella sua stessa casa, ha strangolato i suoi tre figli: Cora, 5 anni, Dawson, 3 anni, e Callan, di appena 8 mesi. Poi si è gettata da una finestra al secondo piano. È sopravvissuta, ma è rimasta paralizzata dalla vita in giù.

La sua difesa sostiene che abbia sentito una voce. Che fosse stata sottoposta a una terapia farmacologica eccessiva e soffrisse di una grave psicosi post-partum, una condizione che colpisce 1 o 2 donne su ogni 1.000 dopo il parto. L’accusa sostiene il contrario: che l’abbia pianificato, che sapesse esattamente cosa stava facendo.

Ecco la domanda a cui nessuno è ancora riuscito a rispondere completamente. Oggi non esiste alcun esame medico in grado di rilevare la psicosi post-partum prima che si verifichi una tragedia. Non esistono esami del sangue, scansioni né un modo per prevederla come si prevede una febbre.

Dunque, come si distingue una mente che sta cedendo da una decisione presa con piena consapevolezza? Può una malattia cancellare la responsabilità per un crimine come questo? La scienza non ha ancora una risposta chiara. E nemmeno il tribunale.

L’unica certezza è questa: tre bambini non cresceranno mai, e una madre che ha contribuito a portare la vita nel mondo ora rischia l’ergastolo per averla tolta.

NYPost/FB

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