ERA ALTO 1.47 METRI. SEGNÒ 250 GOL. LO CHIAMAVANO «LA GIOIA DEL POPOLO»

Por Jorge Pino
7 August, 2026

Reginaldo Castro era alto quanto un bambino di dieci anni. Un metro e quarantasette centimetri. Cinquantuno chili. Scarpe numero trentacinque.

Gli avversari lo vedevano arrivare e pensavano che sarebbe stato facile. Quello era l’errore.

Bimbinha usava il suo corpo in un modo che nessuno aveva immaginato. Il pallone sempre basso, sempre incollato al terreno, sempre nell’unico posto dove le gambe lunghe non potevano arrivare. Quando il difensore si posizionava per portarglielo via, era già troppo tardi. Lo aveva già superato.

Un giorno, contro il Corinthians, fece ciò che nessuno aveva mai visto prima. Fece passare il pallone tra le gambe del difensore Zé María. E poi passò anche lui. Lo stadio non sapeva se ridere o applaudire. Fece entrambe le cose.

Una volta gli chiesero come facesse a segnare pur essendo il più piccolo. Rispose senza esitazione: «Nel calcio, la statura non conta, conta piuttosto dove ti posizioni per segnare».

A São Luís, Maranhão, le tribune del Sampaio Corrêa lo chiamavano «Gioia del Popolo». Tra il 1977 e il 1989, regalò loro sette titoli statali e duecentocinquanta gol.

Poi il club lo lasciò andare. Senza pagargli ciò che gli doveva.

Dovette denunciarli. «Dimenticarono che Bimbinha aveva regalato ai tricolori molte gioie e meritava più rispetto.»

Morì nel 2020, all’età di 63 anni.

Il calcio ha un debito con lui. Gli tributò una standing ovation e non lo pagò quando era seduto.

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