Erin Patterson sta scontando una condanna all’ergastolo nello Stato di Victoria, in Australia, per aver servito un pasto a base di funghi avvelenati che ha ucciso tre dei suoi ex cognati. Lo Stato ha ora approvato che le venga prescritto Ozempic, lo stesso farmaco che costa centinaia di dollari al mese e che milioni di persone non possono permettersi di pagare di tasca propria.

La sua argomentazione era semplice: è in isolamento e non può fare esercizio fisico a causa della sua notorietà mediatica. Il Dipartimento di Giustizia ha risposto che i medici lo prescrivono solo quando esiste una reale necessità clinica, come la prevenzione del diabete di tipo 2. Ma il ministro ombra Brad Battin non è rimasto in silenzio: «Se Erin Patterson sceglie di non fare esercizio fisico, allora non dovremmo sovvenzionare il costo del farmaco per mantenerle sotto controllo il peso».

Nel frattempo, i difensori dei diritti dei detenuti insistono sul fatto che lo Stato abbia l’obbligo di fornire la stessa assistenza medica dentro e fuori dal carcere. La domanda scomoda che rimane è: fin dove si estende tale obbligo quando la persona che ne beneficia è stata condannata per aver ucciso tre persone con un piatto di cibo?

