Natalie Portman aveva 18 anni ed era già una star mondiale.
Era il 1999 e aveva appena recitato in «Star Wars: The Phantom Menace», mentre tutta Hollywood la osservava come la nuova stella nascente dell’industria. Ma quello stesso anno, invece di accaparrarsi contratti milionari, si iscrisse all’Università di Harvard per studiare psicologia. Coniugò le riprese della seconda trilogia di Star Wars con esami e tesi, qualcosa che quasi nessuno nell’industria riusciva a capire.

Anni dopo, in un discorso di laurea presso la stessa università, riassunse il motivo per cui lo aveva fatto con una frase che viene ancora ripetuta: «Non mi importa se rovina la mia carriera, preferirei essere intelligente piuttosto che una star del cinema». Si laureò nel 2003. Un’altra persona che intraprese un percorso simile fu Alan Rickman, che, prima di diventare attore, frequentò scuole di design a Londra, dove arrivò persino a fondare una propria azienda. Due modi diversi per dimostrare che fama e intelletto non sono in competizione tra loro.
