I giapponesi puliscono sempre gli stadi dopo ogni partita… e il motivo dice molto sulla loro cultura 👀

Por Valeria Urra
15 June, 2026

La partita era finita. Il Giappone aveva pareggiato 2-2 con i Paesi Bassi ai Mondiali 2026, nello stadio di Dallas. E mentre la maggior parte degli spalti si stava svuotando, i tifosi giapponesi sono rimasti. Con sacchi blu in mano, hanno raccolto fino all’ultimo pezzo di carta, fino all’ultimo bicchiere, fino all’ultimo mozzicone di sigaretta dal loro settore. 🧹

Non è una campagna. Non è un obbligo del club. È pura cultura. La tradizione risale al primo Mondiale a cui il Giappone ha partecipato, nel 1998, e ha persino un nome tutto suo: «Tatsu tori ato wo nigosazu», che si traduce come «lascia tutto come l’hai trovato». Viene insegnata fin dalle scuole elementari e affonda le sue radici nello shintoismo, dove la pulizia esteriore riflette la purezza interiore. Ai Mondiali 2018, gli stessi giocatori hanno pulito lo spogliatoio dopo essere stati eliminati e hanno lasciato un biglietto di ringraziamento in russo. 🫡

Un tifoso l’ha riassunto meglio di qualsiasi esperto: «Per noi è un onore essere qui. Non vogliamo fare disordine e semplicemente andarcene.» Ci sono cose che nessun regolamento può imporre. Questa è una di quelle. ✨

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