Quello che avrebbe dovuto ampliare la copertura sanitaria ha finito per aprire una discussione molto più ampia su stigma, diritti e linguaggio medico.
Nel maggio 2024, il Ministero della Salute del Perù ha aggiornato il suo Piano Essenziale di Assicurazione Sanitaria e ha incluso sette diagnosi della vecchia classificazione ICD-10 nella sezione dedicata alla «persona con un problema di salute mentale». Tra queste figuravano termini come «transessualismo» e «travestitismo a doppio ruolo».
La reazione è stata immediata. Organizzazioni e attivisti hanno denunciato la misura, accusandola di rafforzare una visione patologizzante delle persone trans. Lo stesso Minsa ha chiarito che la diversità di genere e sessuale non è una malattia e ha difeso l’obiettivo dell’aggiornamento: garantire la copertura delle cure.
La controversia non si è fermata lì. Il 25 giugno, il Ministero ha ordinato che quei termini non fossero più utilizzati nel capitolo sui disturbi mentali e che fossero sostituiti da categorie come «incongruenza di genere», collocate al di fuori di quella sezione. La disposizione ha iniziato ad applicarsi nelle strutture sanitarie pubbliche e private.
Nel giro di poche settimane, una misura presentata come aggiornamento sanitario aveva finito per costringere il paese a riconsiderare il modo in cui il suo stesso sistema sanitario parlava delle persone trans.
