Il Perù ha classificato le persone trans come «malate di mente» e ha scatenato una grande controversia. Settimane dopo, ha dovuto correggere il provvedimento

Por Andrea Araya Moya
26 September, 2026

Quello che avrebbe dovuto ampliare la copertura sanitaria ha finito per aprire una discussione molto più ampia su stigma, diritti e linguaggio medico.

Nel maggio 2024, il Ministero della Salute del Perù ha aggiornato il suo Piano Essenziale di Assicurazione Sanitaria e ha incluso sette diagnosi della vecchia classificazione ICD-10 nella sezione dedicata alla «persona con un problema di salute mentale». Tra queste figuravano termini come «transessualismo» e «travestitismo a doppio ruolo».

La reazione è stata immediata. Organizzazioni e attivisti hanno denunciato la misura, accusandola di rafforzare una visione patologizzante delle persone trans. Lo stesso Minsa ha chiarito che la diversità di genere e sessuale non è una malattia e ha difeso l’obiettivo dell’aggiornamento: garantire la copertura delle cure.

La controversia non si è fermata lì. Il 25 giugno, il Ministero ha ordinato che quei termini non fossero più utilizzati nel capitolo sui disturbi mentali e che fossero sostituiti da categorie come «incongruenza di genere», collocate al di fuori di quella sezione. La disposizione ha iniziato ad applicarsi nelle strutture sanitarie pubbliche e private.

Nel giro di poche settimane, una misura presentata come aggiornamento sanitario aveva finito per costringere il paese a riconsiderare il modo in cui il suo stesso sistema sanitario parlava delle persone trans.

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