Haley Moss aveva 3 anni e non riusciva a dire «mamma» o «papà».
Non aveva amici. Passava ore a comporre enormi puzzle e i medici diedero ai suoi genitori, Rick e Sherry, una prognosi che nessun genitore vorrebbe sentire: probabilmente non avrebbe finito le scuole superiori, preso la patente o mai avuto «una vita normale».

Invece di arrendersi, i suoi genitori la iscrissero a programmi di intervento precoce, tra cui logopedia e terapia occupazionale. A 4 anni, iniziò a parlare e frequentò le classi ordinarie. A casa le ripetevano un concetto che l’avrebbe accompagnata per tutta la vita: l’autismo la rendeva diversa, ma non inferiore a chiunque altro.

La ragazza che non riusciva a parlare arrivò a tenere il discorso alla cerimonia di laurea della University of Miami School of Law. Sei mesi dopo, nel Richard E. Gerstein Justice Building, la giudice Lisa Walsh la fece giurare e Haley Moss entrò a far parte della Florida Bar.

Oggi lavora nello studio legale Zumpano Patricios, dove in precedenza aveva svolto uno stage, e si batte per la neurodiversità. Lo studio la presenta come la prima avvocata dello stato ad aver dichiarato apertamente di essere autistica.
