Kelly Barta si grattò fino a spaccarsi la pelle.


Soffriva di eczema da che aveva memoria e, come milioni di persone, usava creme a base di corticosteroidi per tenerlo sotto controllo. Ma nel 2012 la sua pelle smise di reagire: il prurito divenne insopportabile, racconta, «come un attacco di panico» che la faceva desiderare di strapparsi la pelle. Le zone che si grattava trasudavano. Passava le giornate nuda sugli asciugamani, staccandosi la pelle incrostata e facendo il bagno ogni due ore, perché persino i vestiti le facevano male. Secondo la sua biografia, rimase costretta a letto per più di un anno e mezzo.


Si autodiagnosticò la sindrome da sospensione dei corticosteroidi topici (TSW), una condizione di cui molti medici dubitavano l’esistenza. Oggi è considerata una diagnosi per esclusione e mancano ancora criteri standardizzati, sebbene quest’anno il CDC abbia approvato un codice ICD-10 per identificarla.

Barta trasformò la sua odissea in una causa: presiedette la rete ITSAN, che sostiene più di 10.000 persone con TSW, e oggi è a capo della Coalition of Skin Diseases. Nel 2023 si recò al NIH come partecipante a uno studio e coautrice. Quante persone ancora non sanno cosa sta succedendo alla loro pelle?
