Sasha Samsudean aveva 27 anni quando tornò al suo palazzo nel centro di Orlando nelle prime ore di una mattina di ottobre del 2015.

Due donne l’avevano aiutata ad arrivare fin lì perché era in stato di ebbrezza, ma non aveva né una chiave né un telefono. Le telecamere di sicurezza ripresero la guardia, Stephen Duxbury, mentre interagiva con lei mentre cercava di entrare. Alla fine riuscì a entrare al seguito di un altro residente, ignara che quello sarebbe stato il suo ultimo tragitto fino alla porta del suo appartamento.

Le immagini mostrarono in seguito Duxbury mentre percorreva i corridoi accanto a lei. I procuratori sostennero che fosse entrato nel suo appartamento, l’avesse aggredita e l’avesse uccisa. Gli investigatori trovarono le sue impronte digitali all’interno dell’appartamento e il suo DNA sul corpo di Sasha. Nel 2017, una giuria lo dichiarò colpevole di omicidio di primo grado, tentata violenza sessuale e furto con scasso. Fu condannato all’ergastolo. L’uomo assunto per proteggerla finì per essere colui che le tolse la vita.

