Per decenni, Geoffrey Hinton ha lavorato per insegnare alle macchine ad apprendere. Oggi è il primo a chiedere cautela.

Lo scienziato informatico britannico-canadese di 78 anni e premio Nobel, noto come il «padrino dell’IA», crede che l’intelligenza artificiale sia già «cosciente». Secondo LADbible, avverte che faremmo bene ad assicurarci che «tenga davvero a noi», altrimenti «siamo spacciati».

Non è la prima volta che lancia l’allarme. Nel 2023 ha lasciato Google perché, a suo dire, l’IA stava diventando «piuttosto spaventosa». Quell’anno ha detto alla BBC che era preoccupato per il rischio esistenziale legato a ciò che accade quando queste cose diventano più intelligenti di noi. E lo ha illustrato con un’immagine: un’IA è come 10.000 persone, in cui, quando una persona impara qualcosa, tutte lo sanno all’istante.

Con questa logica, dice, non sorprende che i chatbot sappiano molto più di qualsiasi persona. L’idea che le macchine siano coscienti è una sua opinione, non un fatto scientificamente dimostrato. Ma quando a dirlo è la persona che ha contribuito a inventare la tecnologia, si può ignorarlo?
