Salvatore Garau non aveva nemmeno bisogno di un blocco di marmo.
L’artista italiano ha presentato «Io Sono» (Io sono), una scultura che, secondo lui, occupa uno spazio di 150 per 150 centimetri in una piazza di Milano. Il dettaglio è che lì non c’è nulla: né una figura, né una base, né un filo. Ciononostante, un acquirente ha pagato quasi 18.000 dollari per acquistarla, certificato di autenticità incluso.
Il problema è arrivato dopo. L’artista francese Boyer Tresaco si è fatto avanti per dire che aveva già lavorato a sculture invisibili anni prima di Garau, e lo ha accusato pubblicamente di plagio. La domanda rimasta sospesa sui social media era inevitabile: come si può copiare qualcosa che non può essere visto, toccato o misurato? Garau non ha mai risposto con lo stesso tono della controversia, e la sua opera invisibile tecnicamente rimane nello stesso luogo in cui l’ha lasciata.
