Sua madre non riuscì a guardarlo per sette giorni.

Robert Hoge nacque in Australia con deformità al volto e alle gambe: un tumore tra gli occhi, arti diversi, un corpo che il mondo non sapeva come guardare. All’età di 14 anni, aveva già subito 24 operazioni e aveva trascorso tutta la vita sfuggendo alle prese in giro dei compagni di classe e degli sconosciuti. Quando, mentre frequentava la prima superiore, i medici gli proposero un’ultima operazione per farlo sembrare «normale» —con un rischio concreto di lasciarlo cieco— fu la prima volta che i suoi genitori gli permisero di decidere da solo.

Scelse di non sottoporsi ad altre operazioni. Scelse il suo volto così com’era.

Oggi Hoge ha scritto le sue memorie e viaggia per il mondo ripetendo una frase al tempo stesso inquietante e liberatoria: «Se non sono brutto, nessuno lo è». Non chiede compassione né parole gentili per mascherare ciò che le persone vedono. Al contrario: dice che fingere che le differenze non esistano è ciò che fa davvero male.
