Thando Hopa aveva una domanda che rivolgeva tra le lacrime a suo padre: perché non era come gli altri bambini.


Era nata a Johannesburg con l’albinismo, una carenza ereditaria di pigmentazione della pelle, e la gente per strada non sapeva mai come comportarsi. Alcuni sconosciuti la abbracciavano come se toccarla portasse fortuna. Altri le sputavano addosso quando la vedevano, per allontanare la sfortuna. A scuola era vittima di bullismo e alcuni insegnanti scambiavano la sua vista debole, un effetto dell’albinismo, per una disabilità intellettiva.


Suo padre, un ingegnere, continuava a dirle che era la ragazza più bella del mondo. Crescendo, diventò avvocata e rifiutò diverse offerte da modella perché pensava che fosse una professione superficiale. Finché lo stilista Gert-Johan Coetzee le propose un servizio fotografico e sua sorella le offrì un punto di vista diverso: poteva essere un’opportunità per cambiare la percezione dell’albinismo.


Accettò. Il suo motto divenne «una diversa sfumatura di normalità», una sfumatura diversa dalla normalità, e l’idea che la bellezza sia una scelta. 🌍
