
Un pinguino ferito ha un istinto che gli si ritorce contro: beccare le proprie suture fino a riaprirle.
È questo che ha spinto Tomás Pino Damke, veterinario e presidente dell’ONG Conservación Humboldt, a cercare una soluzione nella regione di Coquimbo, in Cile. Insieme all’Universidad Católica del Norte e all’azienda tessile Kimba Vet, ha applicato una tecnica già utilizzata per cani e gatti — le tute postoperatorie in rame — e l’ha portata in un territorio mai esplorato prima: gli animali marini selvatici.


Il problema non era affatto da poco. Un cane o un gatto cammina su quattro zampe, quindi la tuta rimane al suo posto da sola. Un pinguino cammina eretto, su due zampe, e il modello si spostava o cadeva non appena l’animale faceva pochi passi. Il team ha dovuto fotografare ogni paziente con sfondi di riferimento per misurare con precisione pinne, collo e coda, e ha testato i primi prototipi con i pinguini del Buin Zoo prima di arrivare al modello che usano ora nel centro di soccorso.
Oggi, ogni pinguino che arriva ferito da una rete, da un attacco o dal contatto umano ha una seconda possibilità cucita sulle sue misure precise.
