Il mondo lo conosce per i suoi pugni. Pochi sanno che, prima dei guantoni, aveva le ali.
Mike Tyson è cresciuto a Brownsville, un quartiere di New York dove la violenza faceva parte del paesaggio. Non andava a scuola perché i compagni lo bullizzavano. Suo padre se n’era andato. E in quel silenzio, un bambino trovò qualcosa che lo ascoltava: i suoi piccioni.

Erano i suoi unici amici. Si prendeva cura di loro, li guardava volare e sedeva accanto a loro quando tutto il resto faceva male. Secondo chi gli era vicino, gli uccelli gli davano calma e un motivo per non perdersi per strada.
A 10 anni, un ragazzo del quartiere ne uccise uno. I resoconti differiscono nei dettagli, ma concordano su ciò che conta: Tyson non riuscì a trattenersi. Si infuriò e lo picchiò.

Fu, secondo il racconto, il suo primo pugno.
Lui stesso ha detto di non aver mai fatto a botte finché qualcuno non minacciò i suoi piccioni. E Mario Costa, suo amico e manager, la riassume così: «La storia di Mike con i piccioni è legata alla sua storia con la boxe».
Dieci anni dopo, quel ragazzo era diventato il più giovane campione del mondo dei pesi massimi della storia.

Oggi, a 58 anni, alleva ancora piccioni. È andato in una cittadina in Polonia per riportarne a casa un centinaio.
Il campione più temuto al mondo iniziò a combattere per proteggere qualcosa di fragile. 🕊️
