L’armadillo non scappò. Rimase lì, nel cortile di una casa in Texas, quando il proprietario decise di sparargli tre volte per farlo allontanare.

Quello che non aveva calcolato era che i gusci ossei di questi animali sono, in pratica, placche ricurve capaci di deviare un proiettile. Uno dei proiettili rimbalzò con l’angolazione esattamente giusta, cambiò direzione in una frazione di secondo e tornò dritto verso l’uomo, colpendolo alla mascella. Le radiografie mostrarono che l’osso era fratturato in diversi punti, con frammenti del proiettile incastrati tra i denti.

I medici che lo curarono notarono che questo tipo di lesione autoinflitta causata dal rimbalzo di un proiettile contro un armadillo, sebbene rara, era già stata documentata negli Stati Uniti meridionali. L’anatomia dell’animale, sviluppatasi nel corso di milioni di anni di evoluzione per resistere ai predatori, finì per proteggerlo meglio di quanto il cacciatore avesse immaginato.

