
Sette mesi. È per quanto tempo una donna italiana di 53 anni, originaria di Casandrino e residente nella provincia di Piacenza, ha vissuto con forbici chirurgiche lunghe più di 15 centimetri conficcate nell’area sottocutanea dell’addome, senza che nessuno le desse una spiegazione.
Tutto è iniziato il 20 ottobre 2025, quando la paziente si è sottoposta a un’addominoplastica presso la clinica privata Villa delle Querce, a Napoli. È stata dimessa cinque giorni dopo. Nelle settimane successive sono comparsi forti dolori addominali, svenimenti ricorrenti e infezioni persistenti. Ogni volta che chiedeva assistenza medica, il chirurgo responsabile attribuiva i sintomi ai normali effetti postoperatori. Non sono stati eseguiti ulteriori esami. Non ci sono stati allarmi. Il 7 maggio 2026, una TAC effettuata in un centro diagnostico di Napoli ha mostrato con precisione l’oggetto metallico. Quello che la scansione ha rivelato ha lasciato senza parole chi lo ha visto.
È stata operata con successo all’ospedale Fatebenefratelli di Napoli. La famiglia ha rifiutato che la rimozione venisse eseguita nella stessa clinica in cui si era verificato l’errore, una decisione che ha assunto un’altra dimensione quando si è saputo che la moglie del chirurgo aveva contattato personalmente la paziente per convincerla a tornare. Sua figlia Emilia ha dichiarato ai media che averla viva è stato un miracolo. La paziente ha presentato una denuncia penale contro il chirurgo e ha il supporto legale della Fondazione Domenico Caliendo, specializzata in negligenza medica.
