Il 6 febbraio 2026, una giovane donna di 21 anni notò qualcosa che inizialmente attribuì a un’unghia incarnita: dolore intenso e gonfiore a un dito. Lo ignorò per alcuni giorni. Fu un errore quasi irreparabile.

Quello che aveva era una grave infezione scatenata dall’onicofagia, l’abitudine di mangiarsi le unghie che si portava dietro fin dall’infanzia. Ogni piccolo morso crea microlesioni invisibili nella pelle, punti d’ingresso ideali per i batteri patogeni. Quando arrivò al pronto soccorso, i medici valutarono la reale possibilità di amputare il dito colpito. L’infezione era avanzata così rapidamente che l’osso era il bersaglio successivo. Fortunatamente, gli esami confermarono all’inizio di marzo che i batteri non erano penetrati nel midollo osseo. Combinarono un intervento di pulizia chirurgica con una terapia antibiotica intensiva per contenere i danni.

Quello che per decenni era sembrato un tic nervoso senza reali conseguenze avrebbe potuto costarle una parte del corpo. Se anche tu hai questa abitudine, questo caso ha un nome, una data e un bisturi per ricordarti che il rischio non è astratto.

