Caitlin Leggett, 24 anni, di Cardiff, ha notato un’eruzione cutanea nel marzo 2025. Niente febbre, niente stanchezza, nessuno dei sintomi classici. Solo una chiazza che non andava via con nessuna crema.

Un giorno dopo gli esami del sangue, ha ricevuto la diagnosi: leucemia mieloide acuta, uno dei tumori del sangue più aggressivi, con un tasso di sopravvivenza a cinque anni inferiore al 20%. Quello che è seguito è stato una sequenza clinica insolita anche per gli oncologi: remissione, recidiva cutanea atipica, una sperimentazione con inibitori della menin a Manchester, un secondo trapianto di cellule staminali con radioterapia total body, una nuova remissione nel gennaio 2026 e una recidiva a rapida crescita quattro mesi dopo.
Sua sorella gemella Grace, considerata la donatrice ideale, è stata esclusa quando i test genetici hanno rivelato che le due sono gemelle identiche, non eterozigote come avevano creduto per tutta la vita, il che rende il trapianto non fattibile a causa della deliberata incompatibilità immunologica.

I medici le danno sei mesi con il regime attuale. Caitlin sta cercando una terapia CAR-T in Cina o a Singapore e cure specialistiche negli Stati Uniti. Il costo stimato: 500,000 dollari. La domanda che divide chi segue il suo caso: il sistema sanitario è obbligato a finanziare trattamenti sperimentali all’estero quando i protocolli nazionali sono esauriti, oppure questa responsabilità ricade sul singolo?
